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Considerazioni sul concetto odierno di libertà

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Considerazioni sul concetto odierno di libertà

In un momento così difficile come quello che stiamo vivendo, molti nodi stanno venendo al pettine. Troppi. Non c’è attimo, ascoltando TG e talk show sui vari media, che non si senta notizia di tumulti o dibattiti aventi per oggetto un qualcosa che si dava ormai per scontato nel mondo moderno: la libertà

Libertà, concetto denso di significati e parola spesso fraintesa ed abusata, ma mai messa in discussione come sta accadendo oggi in tutto il mondo. Dal nord America, dove le piazze sono in fiamme a causa dell’ennesima morte immotivata di un cittadino di colore, al sud America, dove neanche la morte ha più dignità di cronaca. Dall’Europa di Orbán, che assume a sé i poteri di impero nel silenzio generale degli Stati membri, alla Cina che, dopo aver mostrato una inefficienza inimmaginabile nell’evitare la diffusione della pandemia, stringe il cappio intorno alla gola dei cittadini di Hong Kong, per affermare il suo dominio orientale, approfittando della distrazione internazionale. 

E anche qui in Italia la situazione inizia ad essere di difficile sopportazione. Diritti compressi o comunque turbati. Limitazioni precauzionali per dichiarate incapacità alternative. Teatrini mediatici per indurre all’obbedienza, basati su presupposti scientifici spettacolarizzati e ridicolizzabili. Prescrizioni obbligatorie adombrate dal dubbio di interessi personali. Sospensione delle funzioni statali per crisi esistenziale del sistema. Inefficienze che mascherano incapacità o, più gravemente, spregiudicatezze. Il dubbio che prudenza celi incompetenza o peggio, sovversione dei principi fondanti della rivoluzione costituzionale italiana, che con la sua Carta del 1948 che ha reso il cittadino italiano sovrano dello Stato, quando prima era il contrario, e che ha rifondato un paese che in più modi deve garantire la libertà dei suoi cittadini. 

Libertà, una parola antica che deriva dal latino liber che significa libero, parola che indica una condizione legale contrapposta a quella di servo, servus. Qualità esistenziale codificata in questi termini sul suolo italico e che dall’antica penisola si è diffusa in tutto il mondo. Concetto che nel tempo si è arricchito di contenuti e che, paradossalmente, nel tempo si è trasformato in qualcosa di quasi scontato, oscillante tra un’idea ed un sentimento, come un ricordo, un’immagine appannata e confusa dalla polvere accumulata col trascorrere del tempo.

L’idea di libertà, sentirsi liberi ed essere liberi sono tre concetti simili, sicuramente affini, ma che troppo spesso vengono considerati sovrapponibili e confondibili. Il che non dovrebbe essere così.

L’idea di libertà, infatti, è un qualcosa che riguarda un piano al di fuori di noi stessi, che attiene al mondo del pensiero e della metafisica e, in genere, riguarda l’estrinsecarsi o l’agireEstrinsecarsi inteso come possibilità di svilupparsi, di divenire, di crescere senza limitazione alcuna, ma anche di poter rappresentare sé stesso a proprio piacimento. Agire, invece, come possibilità di fare ciò che si vuole, cioè libertà di scegliere, piuttosto che libertà di arbitrio. L’idea di libertà, in questi termini, è quindi intrinsecamente legata all’idea di possibilità, nel senso di essere liberi di estrinsecarsi o fare ciò che è possibile in base alla natura, ovvero alle condizioni ed alle circostanze date. 

Sentirsi liberi è, invece, un sentimento. Non siamo più al di fuori di noi stessi, ma sentiamo da dentro gli effetti del mondo su di noi. Siamo nel mondo dell’umore, siamo nel mondo della psiche, siamo nel mondo dell’anima. Così come sentiamo la sensazione del sole sulla pelle o di un cappio intorno al collo, allo stesso modo ci sentiamo liberi, piuttosto che oppressi. La sensazione di libertà, quindi, è un qualcosa che attiene al rapporto interno/esterno: dipende quindi da come consideriamo noi stessi nei confronti dell’altro, a seconda delle occasioni (quindi, ad esempio, liberi nei confronti degli altri, della società, nei confronti della natura, del sistema o persino nei confronti di noi stessi). La sensazione di libertà però attiene anche e soprattutto alla conoscenza. Come il gusto distingue infatti il dolce dal salato dopo averli assaggiati la prima volta, così la sensazione di libertà dipende dalle esperienze personali e da un metro tutto individuale ed interno che tuttavia dipende da un principio di conoscenza ed adattamento a fattori e circostanze esterne. Più si assaporano nuove esperienze più il senso si affina, ma in caso di necessità col tempo si adegua.

Essere liberi è, infine, un’altra cosa ancora. È una condizione esistenziale, è una condizione sostanziale. È uno ‘status’. Paradossalmente non attiene all’idea di libertà o al sentirsi liberi, non è un qualcosa di metafisico o psicologico, ma di fisico, di reale. L’essere liberi attiene al diritto, riguarda la legge. È una condizione giuridica. 

Si può infatti discutere o argomentare per ore sull’idea di libertà o sul sentimento di libertà, ma ogni parola sentenziata sull’essere liberi è assolutamente sprecata senza un titolo giuridico che ne garantisca lo status.

L’idea è il seme, la sensazione il fusto, il riconoscimento del titolo il frutto.

Ma, se è vero che in virtù della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, in Italia e nella maggior parte del mondo, ogni essere umano acquisisce questo titolo giuridico appena alita il primo respiro di vita, il suo essere libero dipenderà dal mutuo riconoscimento di questo diritto. Ogni altra ipotesi prevederebbe una lotta contro chiunque non rispetti questo principio giuridico. Nei modi, nella forma e con la forza necessaria. Oggi, dunque, la libertà non è un traguardo da conquistare, ma una casa da difendere. E se innanzi alla ricerca di conquista, si può anche attendere e persino demordere perché si potrà sempre ritentare, nel caso di difesa non c’è pazienza o resa ipotizzabile, perché sarebbe una sconfitta definitiva.

È bene, dunque, non confondere l’idea, con il sentimento, con l’essere, perché queste sono tre dimensioni distinte che, all’unisono, definiscono cosa sia essere umano. Tre aspetti diversi, ma contigui, che però non vanno confusi per poter decidere consapevolmente, dinnanzi alle sfide della vita, quandocome e per cosa, convenga discutereprogettare o agire

Ed è qui che allora nasce il dubbio sul come porsi innanzi alle situazioni odierne: siamo ancora all’ora del discutere, del progettare o siamo forse giunti al momento dell’agire?

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