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Sanità Pubblica – Giustizia uguale per tutti – Diritti Civili e Sociali

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Sanità Pubblica – Giustizia uguale per tutti – Diritti Civili e Sociali

 di  Filippo Vasco, Presidente della L.I.D.U. Toscana

L’impegno della L.I.D.U. (Lega Internazionale per i Diritti dell’Uomo) è quello di richiamare alla cronaca i valori e i fini su cui si fondano i suoi principi, ricordando la Dichiarazione universale dei Diritti umani, che recita: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti, sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

A ogni cittadino spettano tutti i diritti e le libertà enunciate nella Dichiarazione Universale, senza distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.

Su questi valori e su questi fini, la LIDU Toscana formula le proprie convinzioni, rispetto a tre aspetti della vita politica, economica e sociale, dei cittadini italiani:

Nel dopo covid19 la Sanità Pubblica deve essere un diritto universale per tutti i cittadini; la Giustizia uguale per tutti, con il recupero di chi sconta una pena; i Diritti civili e sociali, per dare sicurezza ai cittadini, sui loro bisogni e contro la povertà e la criminalità, ai giovani nelle scuole per garantire i servizi primari e opporsi al bullismo, per combattere la droga nelle scuole e in tutti i locali pubblici.

La L.I.D.U. si muove nell’obbiettivo di sviluppare una comunità di uomini e di donne, per  parlare dei problemi degli ultimi, dei disservizi nei settori sociali, affinché riprenda a funzionare l’ascensore sociale, con una attenzione sui meriti e i bisogni degli individui.

Passando ai problemi concreti, con la Sanità, l’epidemia ci lascia insegnamenti chiari:

Il ruolo dello Stato è basilare nella progettazione e nella programmazione nazionale e nelle grandi  epidemie;

La sanità pubblica, va liberata dalla mercificazione e deve ripartire ridisegnando il ruolo dello Stato e delle Regioni, quindi va avviata una riflessione sulle modifiche della Riforma del titolo V° della Costituzione;

Va ridisegnato lo stato sociale a livello nazionale e regionale, superando le  disuguaglianze odierne fra le Regioni e all’interno di ogni Regione ;

– vanno assicurate le risorse necessarie per la gestione della sanità pubblica e universale;

– Essenziale, sarà la sanità territoriale e il corretto rapporto tra ospedale e territorio,  ridisegnando il sistema sanitario nazionale e regionale, riprendendo i principi che hanno ispirato la Riforma della 833/78, in particolare sottraendola alle logiche economicistiche e fondandola sui rigorosi criteri epidemiologici.

Tre sono i livelli da rivisitare:

1) il livello macro istituzionale, dove allo Stato spetta la competenza esclusiva e il ruolo di decidere il Fondo Sanitario nazionale, da distribuire alle regioni in base ai criteri demografici, alla tipologia della popolazione e ai dati epidemiologici, assegnando alle regioni gli obiettivi di salute dei cittadini. Al Ministro alla sanità spetta la nomina dei Direttori generali la cui valutazione sarà in base alla performance ottenuta e al livello dei processi di erogazione delle cure e agli esiti di salute effettivamente conseguiti;

2) a livello micro, spetta alle Regioni la elaborazioni dei Piani sanitari, in collaborazione con il Ministero della salute. Alla scadenza temporale dei piani sanitari regionali, dovranno essere messe in atto le verifiche sui risultati ottenuti e sulle criticità emerse, ogni piano sanitario regionale dovrà essere preceduto dalla Relazione sanitaria epidemiologica. Le Regioni devono garantire i LEA (Livelli essenziali di Assistenza) e la eliminazione delle diseguaglianze territoriali, i medici di base vanno coinvolti sia nella gestione dei distretti socio sanitari, che nelle Società della Salute.

3) I Direttori generali e i sindaci saranno tenuti a garantire la programmazione locale e le efficienze dei servizi.

Bisogna superare il “liberismo” istituzionale eliminando l’esternazione di determinanti servizi pubblici al privato e di affidarli alla sanità pubblica. L’epidemia ha dimostrato, che c’è stato un alto costo di vite umane e la dispersione di ingenti risorse, con forti difficoltà nella gestione del settore della salute pubblica, in futuro saremo forse  chiamati a fronteggiare altre epidemie e la sanità pubblica deve essere preparata ad intervenire, con professionalità e capacità d’intervento. Per questa ragione la sanità pubblica deve essere universale, rafforzata sempre di più e centrata sulla medicina territoriale e su ospedali pubblici, in grado di assicurare i bisogni della salute in tutto il territorio nazionale.

Il secondo aspetto riguarda i problemi della giustizia, dove è necessario intervenire: sulla precaria situazione delle carceri e sul reinserimento dei detenuti nella società, attraverso il progetto del “carcere aperto”, coinvolgendo le forze politiche locali e in particolare i Consigli Comunali, realizzando una imponente riforma della Giustizia, al fine di introdurre misure alternative alla carcerazione, nuove regole sulla base della gravità della pena e del reato commesso, tutto ciò affinché si possa amministrare e gestire il perpetuo affollamento delle carceri.

Il vero problema emergente in molte carceri, è il degrado dell’intera struttura carceraria, dove in alcune zone c’è una decadenza ed una emergenza che va affrontata, ristrutturando adeguatamente le costruzioni, oppure se necessario di costruirne di nuovi.

Inoltre, c’è il dilemma dei progetti e dei programmi di reinserimento dei detenuti, che va amministrato e gestito, in quanto non possono essere solo i volontari e le istituzioni locali a farsene carico, ma deve essere un progetto del ministero, capace di dare le giuste indicazioni, nell’impostazione e nella gestione.

Nell’articolo 2 della nostra Costituzione è sancito il valore assoluto della persona umana e la dignità della persona, mentre l’articolo 27 finalizza la pena alla “rieducazione del condannato, anche attraverso la progressiva apertura all’esterno del carcere, con il pieno rispetto dei diritti del detenuto, che deve tendere alla rieducazione del condannato, aspetto poco amministrato, in quanto molto spesso la delinquenza interna prevarica questo principio rieducativo.

La L.I.D.U., rispetto ai problemi della giustizia giusta,  chiede una reale e concreta riforma, dei processi con tempi certi, un riordino del sistema carcerario, sollecita il Governo e il Parlamento affinché si possa realizzare in tempi brevi, l’innovazione e l’attuazione della riforma è attesa da troppo tempo e c’è una situazione molto difficile e complessa, per i cittadini che ne pagano il costo, ma anche per la Politica e per lo Stato rispetto alla sua credibilità.

Il terzo aspetto è legato ai diritti civili e sociali, dove le questioni di ordine pubblico presentano sfaccettature complesse, con la conseguenza di seguire più direttrici e senza avere la presunzione di essere esaustivi, focalizzando l’attenzione su alcuni aspetti particolari.

I diritti civili e sociali sono l’anima della società e dovrebbero prevalere gli aspetti solidali e umani e il rispetto per le persone, con le regole emanate dalle Istituzioni locali e nazionali.

In generale sembra che tutto proceda, ma all’interno dei vari comparti della società, si muovono spesso aspetti inquietanti, come i furti, lo spaccio di droghe, bullismo nelle scuole e nei locali pubblici, violazioni alle regole dettate dalle Istituzioni locali e nazionali, con ricadute negative sul sociale e i diritti dei cittadini.

Ad aggravare l’ordinaria situazione, oggi in conseguenza del covid19, si acutizza la situazione del lavoro e dell’occupazione, mettendo in ginocchio moltissime aziende e  famiglie, con risvolti sull’alimentazione delle persone, con grosse difficoltà a causa delle scuole chiuse, che per moltissimi genitori rendono difficile andare a lavorare e percepire uno stipendio per soddisfare i propri bisogni familiari.

Sulla questione dell’immigrazione, l’Italia non può accettare passivamente di avere sul territorio circa 600 mila clandestini, persone umane con i suoi bisogni quotidiani, la quale non possono avere un lavoro trasparente perché non hanno il permesso di soggiorno, quindi si allarga il lavoro in nero e l’evasione fiscale, mentre l’altra loro scelta è fare i delinquenti alla mercé delle organizzazioni mafiose e criminali.

La L.I.D.U. ritiene importante che l’Italia esprima la sua civiltà, che il Governo faccia una seria sanatoria, per quelli che hanno una famiglia e un lavoro, esamini con diligenza gli immigrati collegati con la delinquenza organizzata e se necessario ed è possibile il rimpatrio, ma in particolare si devono aprire correttamente i flussi migratori, affinché sulla base dei bisogni del Paese, si gestiscano con trasparenza i flussi in entrata ed in uscita.

Sul problema economico e del lavoro in autunno, ammesso che non si ripeta l’epidemia, la situazione può peggiorare ulteriormente, verso gli anziani che hanno pagato un altissimo costo e rischiano di continuare a pagarlo, sulle aziende e i cittadini, per il declino dell’economia e del lavoro, aspetto che caratterizza non solo il nostro Paese ma l’insieme dei Paesi nel mondo.

La situazione Toscana non è avulsa da quella nazionale e internazionale, dove i problemi economici e del lavoro, insieme al crescere della piccola criminalità, possa venire meno il  rispetto e l’efficacia della perseguibilità dei reati, peggiorando la situazione delle condizioni carcerarie, alle quali la detenzione invece che rieducativa, spesso diventa palestra per il moltiplicarsi dei fenomeni malavitosi.

Nel breve periodo, le azioni di contrasto che gli Enti locali possono attuare sono: “le politiche di sicurezza”, “le politiche educative verso i giovani”, “le politiche sociali per mitigare le situazioni di degrado che generano violenza”, in queste situazioni, si inserisce il problema della violenza contro le Donne e del femminicidio, aspetto comune al resto del Paese.

Su tutte queste problematiche, la L.I.D.U. si muove per dare il proprio contributo, coscienti che sono aspetti delicati e vanno trattati con la massima attenzione, ma anche consapevoli che svolgiamo un ruolo utile, ma marginale rispetto ai bisogni reali dei problemi che si aprono tutti i giorni, nella società e in particolare nelle periferie delle grandi città.

La L.I.D.U. non è presente su tutto il territorio nazionale, ma è attiva in molte Regioni del Paese, per questo ha bisogno del contributo e la partecipazione dei cittadini, affinché possa svolgere il proprio compito, insieme ad altri soggetti e rendere l’Italia una Nazione con un livello di cultura e di civiltà migliore.   

                           

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