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Per i rifugiati sudanesi il ritorno a casa è ancora lontano

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Per i rifugiati sudanesi il ritorno a casa è ancora lontano

L’UNHCR chiede maggiori finanziamenti e sostegno internazionale per i rifugiati sudanesi, le comunità che li ospitano e per coloro che vogliono fare ritorno a casa.

Di Modesta Ndubi a Kutum, Sudan | 14 gennaio 2020

Sono passati 15 anni da quando la famiglia di Rawda Yusuf è stata costretta a fuggire in Ciad dal loro villaggio nello stato del Darfur settentrionale del Sudan dopo essere stati attaccati da gruppi armati.
Da allora il pensiero della sua casa non l’ha mai abbandonata, ma farvi ritorno non è stato facile.

Il suo calvario è iniziato un pomeriggio durante la stagione del raccolto nel villaggio di Kurgei West.

“Sono uscita per vedere cosa stava succedendo e ho visto degli uomini armati”, ricorda la quarantaduenne. “C’erano nuvole di fumo e molto trambusto”. È fuggita dall’attacco con i suoi due figli.

Oltre 600.000 rifugiati sono fuggiti dal conflitto nella regione sudanese del Darfur, iniziato nel 2003. La metà è andata in Ciad e altri 1,9 milioni di sudanesi sono rimasti in Sudan come sfollati interni.

La firma di un accordo tripartito nel 2017 tra l’UNHCR, il Sudan e il Ciad ha fatto ben sperare Rawda e migliaia di sudanesi costretti a fuggire.

“La mia terra è stata occupata da altre persone”.

Ora madre di quattro figli, Rawda ha scelto di tornare a casa lo scorso novembre.

“L’ho visto come un nuovo inizio per me e per i miei figli”, dice Rawda, che sperava di riprendere la sua vita di contadina. Ma l’insicurezza e la mancanza di servizi essenziali l’hanno portata a vivere, per ora, in un campo per sfollati interni in Sudan.

“Quando siamo arrivati in Sudan ero pronta a tornare a casa, ma sono stata informata da vicini di casa che erano tornati al villaggio che la mia terra era stata occupata da altre persone”, dice.

Rawda è tra i circa 4.000 rifugiati sudanesi che sono tornati dal Ciad dal 2017. La mancanza di servizi essenziali come ospedali, acqua e scuole ha reso più difficile ricostruire le loro vite, e i timori di ulteriori attacchi persistono.

Il Paese ospita anche oltre 1,1 milioni di rifugiati, la maggior parte dei quali provenienti dal Sud Sudan. Sono necessarie risorse anche per i rifugiati provenienti dalla Repubblica Centrafricana, dal Ciad, dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Eritrea, dall’Etiopia, dalla Somalia, dal Sud Sudan, dalla Siria e dallo Yemen.

Inoltre, il Sudan continua a ricevere nuovi arrivi di persone in fuga.

Il numero di rifugiati dalla Repubblica Centrafricana verso le zone remote degli Stati del Darfur centrale e meridionale è cresciuto da poco più di 5.000 a quasi 17.000 persone nell’ultimo trimestre del 2019.

Il Sudan si trova già ad affrontare una grave crisi economica che ha messo a dura prova la generosità delle comunità ospitanti, perché le risorse locali sono scarse.

L’UNHCR ha lanciato un appello per un Piano di risposta alla crisi di rifugiati in Sudan (Sudan Refugee Response Plan). L’UNHCR, insieme ad oltre 30 partner, chiede un maggiore sostegno internazionale per sostenere la costruzione della pace e aiutare milioni di persone costrette a fuggire e le generose comunità che li ospitano in tutto il Sudan.

L’anno scorso, l’operazione dell’UNHCR in Sudan è stata una delle più sottofinanziate al mondo, con solo il 32% dei 269 milioni di dollari necessari.

L’articolo Per i rifugiati sudanesi il ritorno a casa è ancora lontano sembra essere il primo su UNHCR.

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