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Le rose sono il simbolo di un nuovo inizio per una famiglia siriana

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Le rose sono il simbolo di un nuovo inizio per una famiglia siriana

Portando con sè un sacchetto di semi e anni di esperienza alle spalle, il rifugiato siriano Salem ha fatto fiorire le sue preziose rose in Libano – offrendo alla sua famiglia e ad altri un nuovo inizio.

Di Rima Cherri nella Valle della Bekaa, Libano | 24 dicembre 2019

Più volte alla settimana, quando le rose sono in piena fioritura, il rifugiato siriano Salem al-Azouq e la sua famiglia si alzano all’alba per raccogliere le rose nella fresca aria mattutina della valle della Bekaa in Libano, quando i fiori sono al massimo del loro profumo.
Insieme si aggirano nel campo in affitto dietro la loro casa, scegliendo con cura i fiori più grandi e mettendoli in secchi di plastica per trattenere l’umidità, pronti per essere trasformati in una gamma di prodotti al profumo di rosa.

“Le mie figlie amano raccogliere le rose. Fanno a gara a scegliere le più belle, distinguendo tra quelle buone per la marmellata e quelle buone per lo sciroppo”, spiega Salem.

Oltre ad essere una fonte di sostentamento per la famiglia, il raccolto li collega alla loro terra d’origine. Per la maggior parte della sua vita, Salem ha lavorato con il padre nella loro fattoria a Damasco, coltivando le famose rose di Damasco, che prendono il nome dalla capitale della Siria.

“È un sollievo per l’anima e per la mente”.

Quando il conflitto lo ha costretto a lasciare la Siria con la sua famiglia e a cercare rifugio in Libano nel 2012, Salem ha portato con sé centinaia di semi. Solo 35 hanno prodotto piantine, ma grazie alla sua esperienza nell’innesto di talee per creare nuove piante, è stato in grado di espandere il piccolo vivaio in migliaia di cespugli di rose che ora crescono dietro la sua casa.

“È un sollievo per l’anima e la mente, perché lavoro in un settore che non è cambiato pur vivendo in un paese diverso”, dice.

Da quando ha iniziato a coltivare nella Bekaa, Salem è stato in grado di crescere le sue rose senza fertilizzanti chimici o pesticidi, assicurando che il suo prodotto finale sia organico.

Salem e sua moglie Nahla usano i delicati petali per fare dolci sciroppi e marmellate di rosa e l’acqua di rose, che vendono localmente. Forniscono anche fiori secchi all’ingrosso alle fabbriche locali che producono tè alla rosa.

 

“Raccogliamo due o tre volte a settimana, a seconda del mese. La stagione delle rose va da aprile a novembre”, spiega. “Il massimo raccolto in una settimana è di 150 chilogrammi e il minimo è di 22 chilogrammi”.

In piena stagione le rose sono una fonte di reddito anche per gli altri. Salem lavora con un massimo di 25 lavoratori alla volta, tra cui i rifugiati siriani che lo aiutano a raccogliere i fiori e le persone del luogo, che con piccoli camion trasportano i fiori secchi e altri prodotti in vendita.

Al di fuori di questa stagione, Salem gestisce laboratori per i rifugiati e per la gente del posto per insegnare loro le tecniche dell’agricoltura biologica, compresa la produzione di fertilizzanti dai rifiuti domestici.

L’agricoltura è uno dei pochi settori in cui i rifugiati siriani possono lavorare legalmente in Libano, ed lo scorso anno è stata la seconda fonte di occupazione per i rifugiati siriani dopo il settore edile, secondo uno studio dell’ONU del 2018.

La Valle della Bekaa è il cuore agricolo del Libano e ospita una gran parte (37,5%) dei 916.000 rifugiati siriani registrati nel Paese, fornendo alle famiglie in difficoltà opportunità di lavoro vitali.

Nonostante sia in grado di provvedere alla sua famiglia in Libano, Salem desidera ancora tornare a casa in Siria.

“Il profumo delle rose mi ricorda casa”, ha detto. “Quando guardo le mie rose al mattino, penso che lì avrebbero un futuro migliore”.

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