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Marco Cappato e Dj Fabo: Depositata l’Ordinanza della Corte Costituzionale su fine vita e punibilità dell’aiuto al suicidio

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Marco Cappato e Dj Fabo: Depositata l’Ordinanza della Corte Costituzionale su fine vita e punibilità dell’aiuto al suicidio

Con la pubblicazione dell’ordinanza n. 207 della Corte Costituzionale è stata oggi resa nota la relazione di Franco Modugno su fine vita e punibilità dell’aiuto al suicidio, in riferimento alla vicenda giudiziaria di Marco Cappato, imputato di aiuto al suicidio per aver accompagnato Fabiano Antoniani (alias dj Fabo) in una clinica svizzera per compiere le sue ultime volontà.

Da quanto si apprende dalla Relazione ‘non è, di per sé, contrario alla Costituzione il divieto sanzionato penalmente di aiuto al suicidio’ dettato dall’articolo 580 codice penale, sull’aiuto al suicidio.

Le argomentazioni della Consulta si riferiscono espressamente alle ipotesi in cui un soggetto pienamente capace di intendere e volere, affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, sia costretto in vita in modo artificiale, attraverso trattamenti di sostegno vitale.

‘Si tratta di ipotesi nelle quali l’assistenza di terzi nel porre fine alla sua vita può presentarsi al malato come l’unica via d’uscita per sottrarsi, nel rispetto del proprio concetto di dignità della persona, a un mantenimento artificiale in vita non più voluto e che egli ha il diritto di rifiutare. […] Un simile effetto non può considerarsi consentito nel caso in esame, per le sue peculiari caratteristiche e per la rilevanza dei valori da esso coinvolti. […] Una simile soluzione lascerebbe, infatti, del tutto priva di disciplina legale la prestazione di aiuto materiale ai pazienti in tali condizioni, in un ambito ad altissima sensibilità etico-sociale e rispetto al quale vanno con fermezza preclusi tutti i possibili abusi. […] Tuttavia, occorre considerare specifiche situazioni non inimmaginabili all’epoca in cui la norma incriminatrice fu introdotta.’

Già con la legge n. 219 del 2017 il Legislatore italiano aveva riconosciuto il diritto di rifiutare o interrompere qualsiasi trattamento sanitario ad ogni persona ‘capace di agire’, anche se necessario alla sopravvivenza, ma questa normativa non è risultata sufficiente a colmare il vuoto legislativo in materia.

La decisione di rinviare il giudizio sul tema al 24 settembre dell’anno venturo, ha dunque lo scopo di dare al Parlamento italiano la possibilità di intervenire con una apposita disciplina ‘che regoli la materia in conformità alle segnalate esigenze di tutela’, in coerenza ai dettami sia della Costituzione italiana, sia dalla Carta europea dei Diritti Fondamentali, che dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

 

 “La Corte ha riconosciuto le nostre ragioni”. – ha commentato soddisfatto Marco Cappato – “È stato un risultato straordinario, arrivato grazie al coraggio di Fabiano Antoniani, oltre che delle tante persone malate che, iniziando da Luca Coscioni e Piergiorgio Welby e finendo con Dominique Velati e Davide Trentini, in questi 15 anni hanno dato corpo alle proprie speranze di libertà”.

Per il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, la legislazione sull’assistenza al suicidio: “E’ un tema che dovremo affrontare e che ovviamente non è nel contratto, per fortuna la Corte Costituzionale ci dice che abbiamo un anno di tempo e in questo periodo avremo modo di confrontarci e di capire quale sia la strada migliore per seguire il dettato della Corte.”

“Al ministero della Salute – ricorda il ministro della salute Giulia Grillo – stiamo finalizzando il decreto che darà finalmente concreta attuazione al registro delle Dat (Disposizioni anticipate di trattamento). Su questi temi – aggiunge poi il penta stellato – gli schieramenti devono andare oltre le proprie posizioni ideologiche per il bene dei cittadini”.

“Credo – sottolinea, in fine, il ministro della Giustizia Bonafede – che la Consulta abbia posto un punto di riflessione. Le forze politiche avranno poi modo di valutare se e come percorrere delle strade e di confrontarsi. Ora non è il caso di sbilanciarsi di più, c’è un contratto di governo “.

Per ora, silenzio dal fronte leghista.

Due anni fa, il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, aveva così commentato su Facebook la notizia della morte di Antoniani:  “Dolore, rispetto e una preghiera per la morte, e per la nuova vita, di Dj Fabo. Garantire la libera scelta di ogni cittadino, ma soprattutto assicurare una vita dignitosa a chi invece vuole continuare a combattere e ai suoi familiari: questo dovrebbe fare un Paese serio, cosa che oggi l’Italia non è”.

[di Michele Marzulli, su  – 16 novembre 2018]

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