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Italia eletta nel Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Italia eletta nel Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu

Lo scorso 12 ottobre, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha eletto l’Italia tra i componenti del Consiglio per i Diritti, per il triennio 2019-2021. Dopo l’elezione il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha salutato positivamente l’esito della candidatura italiana per il «significativo e convinto apprezzamento dell’intera Comunità Internazionale per l’intenso e costante impegno dell’Italia a favore della tutela e della difesa dei diritti umani». L’Italia, ha aggiunto, si è sempre impegnata a «promuovere un approccio rigoroso» a partire da temi ritenuti «prioritari», come la tutela sociale dei diritti della donna, la tutela dell’infanzia, il contrasto alle discriminazioni a carattere personale e religioso, la lotta alla tratta di esseri umani.

Nella nota diffusa dalla Farnesina si può, infatti, leggere “Nel corso del suo mandato triennale, l’Italia intende promuovere un approccio rigoroso verso il rispetto dei diritti umani nel mondo. In particolare, rivolgerà una scrupolosa attenzione ad alcuni temi che reputa prioritari: la condanna di tutte le forme di xenofobia; il contrasto delle discriminazioni a carattere religioso e la piena garanzia della libertà di religione; la protezione dei bambini e dei minori; la concreta tutela delle persone con disabilità; l’effettiva parità delle donne nella società; la lotta contro ogni tratta di esseri umani; l’estensione della moratoria della pena di morte nel mondo; la tutela del patrimonio culturale.”

Il 5 novembre, a poco più di qualche settimana da questa importante elezione, va tuttavia registrata la nota ufficiale, altamente critica, dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), Michelle Bachelet, in merito al disegno di legge n. 840, in materia di protezione internazionale e immigrazione e sicurezza pubblica, oggi in discussione al Senato:

In mezzo al dibattito travagliato ancora in corso è importante che i rifugiati siano visti non come una questione politica, ma come persone, parte della comune famiglia umana, e che si approvino leggi che portino all’effettivo miglioramento della condizione di tutti. I legislatori sono ancora in tempo per fare la cosa giusta, non solo per i richiedenti asilo e rifugiati, ma anche in nome della lunga e orgogliosa tradizione dell’Italia di rispetto dei diritti umani.

La nota Bachelet sottolinea come, se i provvedimenti “fossero approvati nella loro forma attuale, potrebbero influire negativamente sull’accesso alla protezione e ai diritti dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia”.

“Questi nuovi provvedimenti, nella formulazione attuale”, sottolinea l’UNHCR, “non forniscono garanzie adeguate, soprattutto per le persone vulnerabili e quelle con esigenze particolari, come per esempio le persone che hanno subito abusi e torture”.

Inoltre,

gli standard ed i servizi offerti nei centri di prima accoglienza devono poi essere garantiti per aiutare i nuovi arrivati ad adattarsi, integrarsi e partecipare pienamente alla vita culturale, sociale e economica dell’Italia, anche attraverso l’accesso a diritti fondamentali quali l’istruzione, il lavoro, la salute, l’abitazione.

Già lo scorso 6 luglio, il Consiglio aveva varato, sullo stesso tema, la Risoluzione n. 38/19 , intitolata: ‘L’Incompatibilità tra democrazia e razzismo’, in cui si può leggere «qualsiasi forma di impunità dei crimini a carattere razzista o xenofobo, tollerata dai pubblici poteri» è considerata un «fattore di indebolimento dello Stato di diritto e della democrazia, tendendo a rendere quegli atti ricorrenti».

Ora l’Italia deve decidere da che parte stare.

[di Michele Marzulli, su  – 6 novembre 2018]

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