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La Società che non c’è: un editoriale per lettori attenti.

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

La Società che non c’è: un editoriale per lettori attenti.

Viviamo in un epoca post-moderna, post-idealista, post-illuminata.

Passeggiando per le strade d’Europa, i monumenti ed i nomi delle vie sono le uniche caratteristiche che indicano le origini dei diversi luoghi, ma i colori, gli odori, i suoni, i sapori del vecchio continente non sono più riconoscibili, non sono più identificabili.

Non è questione di colore della pelle, non è più neanche questione di religione o politica. Ciò che distanzia e divide gli individui non è più nemmeno la lingua, non è più la comprensione o la comunicazione. 

Ciò che divide gli individui è l’individualità.

Per un sociologo consapevole della propria tecnica, che le società non esistano nella realtà fattuale, ma che siano solo frutto di descrizioni soggettive, è una cosa nota. Che la descrizione di ogni società non sia altro che un artificio, cioè una rappresentazione estetica utilizzata per raggruppare o distinguere popolazioni in soggetti ed oggetti di indagine, è una cosa ovvia. Ma che ciò si palesi con tale veemenza sotto gli occhi di tutti è una vera novità.

La consapevolezza della relatività dei valori ha coinciso con la caduta degli Dei e l’abbandono del pensiero forte, per quello debole, ha portato un ritorno alla brutalità naturale della forza, contro cui nulla può ogni debolezza.

La prepotenza si erge a scudo dell’impotenza e la forza si svuota di ogni sua positività.

L’antico peso delle monete di metallo prezioso si fa leggero nella virtualità della mondo digitale e ciò che prima era ancorato al suolo, al terreno, al territorio, diviene volatile e danza nell’etere, turbinato dal vento effimero della convenienza.

La cultura, da luce per illuminare, viene usata come strumento per abbagliare e le genti rese cieche vagano a tastoni, senza vedere dove poggiano i piedi.

Siamo al limite del verosimile e ciò che descriviamo è sempre più lontano da ciò che respiriamo.

Gli individui ormai non si fidano più gli uni degli altri, dimenticandosi che in natura tra tutti gli esseri solo l’umano è dalla loro parte. 

Ma cosa succede al mondo? Cosa sta accadendo?

La risposta forse è più semplice di quanto si possa immaginare: ciò che sta accadendo si ripete dalla notte tempi, ciclicamente, puntualmente, e gli antichi già lo sapevano bene.

I nostri antenati definivano questo momento “panico” ed i moderni attribuiscono a questa parola un significato negativo, anche se è in realtà ciò non è sempre vero. Il concetto di panico è derivato, infatti, dalla tradizione della tragedia del dio Pan, rappresentazione del Tutto in chiave antropomorfa, unica divinità destinata a morire di morte naturale. Un insieme divino che quando rideva, suonava la sua musica polinota e danzava, con la sua estetica variopinta, allietava l’animo di ogni essere vivente, mortale ed immortale, ma quando bramava qualcosa per sé o ruggiva con la sua voce possente, faceva impazzire i sensi e paralizzare le membra, non in grado di accogliere un insieme di informazioni di tale veemenza.

Ma quello che sembra un problema, un ostacolo, gli antichi già lo sapevano, può essere una possibilità, un trampolino.

Chiunque provi a tuffarsi non può che provare panico alla prima esperienza, ma una volta sopravvissuto, l’esperienza affina i sensi ed una volta comprese le complesse leggi in gioco, la paura si trasforma in euforia e la caduta in volo.

Ed allora, forse, è solo il momento di aspettare e portare pazienza, forse è solo un momento in cui bisogna ascoltare più che unirsi al coro, perché la confusione dell’odierno sta dipanando definitivamente ogni illusione e finalmente la realtà, anche se indescrivibile, inizia ad esser chiara nella mente.

La società non esiste se non è compartecipata, poiché essere umani è una modalità dell’essere di gruppo che si dissolve quando rinchiusa nella singolarità individuale. Questa è la lezione da imparare.

Questo è il punto da cui ripartire a ragionare insieme.

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