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La Cina ed i Diritti Umani oggi

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

La Cina ed i Diritti Umani oggi

Nel marzo 2018, durante la 37esima Conferenza del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, è stato dato il via libera alla risoluzione sulla promozione della cooperazione e dei benefici reciproci nel settore dei diritti umani avanzata dalla Cina.

Nella risoluzione è stato rivolto un appello per coinvolgere le varie parti interessate ad un impegno comune per l’istituzione di un nuovo tipo di relazioni internazionali caratterizzate dal rispetto reciproco, fondate su equità e giustizia, cooperazione e mutuo vantaggio, allo scopo di creare una comunità con una visione condivisa sul futuro dell’umanità.

Se da un lato, dunque, l’approccio delle istituzioni cinesi verso il pieno riconoscimento internazionale dei diritti umani sembra avere un’evoluzione positiva, dall’altro lato (quello della realtà fattuale interna al paese), molta strada c’è ancora da fare.

Poca trasparenza, troppa ambiguità.

L’ultimo rapporto di Amnesty International presenta una serie di casi inquietanti di pena di morte in Cina celati all’opinione pubblica, desunti dal monitoraggio dei casi giudiziari inseriti nel database pubblico della Repubblica Popolare Cinese del 2017. Dall’analisi fatta da Amnesty sui dati registati nel database “China Judgements Online della Corte suprema del popolo” sono emerse una serie notevole di incongruenze sospette. Nel computo delle 993 esecuzioni capitali avvenuto nello scorso anno nel mondo non emergono infatti i dati relativi a quanto avvenuto in Cina, considerando che nel paese il numero delle esecuzioni capitali, desumibile semplicemente dalle notizie dei media locali, dovrebbero essere addirittura di più di tutte quelle verificate nel mondo intero.

Tutto questo mentre, ad esempio, proprio pochi giorni fa,a soli 160 km da Hong Kong, nella provincia cinese di Lufeng, sono stati condannati a morte 10 uomini, davanti ad una folla di migliaia di persona: Uno ad uno, i condannati sono stati fatti salire su un palco per ascoltare la sentenza che poi è stata eseguita. Sette di loro erano accusati di reati connessi alla droga, gli altri tre per omicidio e rapina. Una spettacolarizzazione che lascia sbigottiti: come nulla fosse, gli spettatori guardavano lo ‘show’ con passione, come ai tempi delle antiche arene romane, ed alcuni hanno anche filmato il momento della sentenza con il cellulare.

Lo Stato cinese cela le reali dimensioni dell’uso della pena di morte nel propri territori. Ciò che rimane davvero clamoroso è come lo Stato abbia intenzione sempre e comunque di nascondere queste situazioni per cercare di tutelarsi e di prendere le sue decisioni ignorando quello che sono appunto i diritti umani. Di certo sono situazioni molto delicate e da prendere con analizzare con molta attenzione, ma allo stesso tempo, riporta Amnesty International nelle sue molteplici note, non si può non parlare di qualcosa che avviene lontano dai fari dell’attenzione mediatica.

La pena di morte nel mondo

Dai dati in possesso delle organizzazioni umanitarie relative alle condanne capitali eseguite nell’anno 2016 nel mondo, nelle prime posizioni si trovano paesi come l’Iran, l’Arabia Saudita, l’Iraq, il Pakistan e, per la prima volta, gli Stati Uniti d’America non sono i protagonisti di questa classifica.

La Cina si teme sia al primo posto, ma non essendoci dati ufficiali in merito, ogni analisi è compiuta in via puramente teorica.

 

[fonte foto: scmp.com ]

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