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Cambridge Analytica: un problema di etica tecnologica e di mercato

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Cambridge Analytica: un problema di etica tecnologica e di mercato

Questa settimana ha suonato per molti un campanello d’allarme. Secondo un rapporto dal New York Times, Cambridge Analytica ha raccolto un tesoro di dati degli utenti di Facebook per circa 50 milioni di persone senza mai ottenere il loro permesso  contribuendo pesantemente all’elezione presidenziale di Donald Trump.

Miliardi di persone in tutto il mondo usano felicemente Facebook per connettersi con gli amici, ma ben pochi di loro realmente comprendono cosa sia la profilazione che viene portata avanti alle loro spalle. Sappiamo tutti come l’analisi dei dati e la comprensione posa essere preziosa – e del resto tutti ci siamo domandati come Facebook produca i propri profitti annuali – ma solo ora si inizia veramente a comprendere quanto preziosa sia l’informazione che Facebook ottiene da noi e quale sia il suo reale modello di business. 

Lo scandalo Cambridge Analytica ha infatti acceso una luce su un modello di business con risvolti impressionanti e che sta rapidamente costruendo un nuovo mercato: influenzare la gente nelle proprie scelte individuali non solo più commerciali, ma anche politiche e sociali. Una nuova frontiera del commercio. un selvaggio west senza proprietà, senza confini regolamentati.

Ma come è potuto succedere?

Facebook offre una serie di strumenti tecnologici per gli sviluppatori di software, e uno dei più popolari è Facebook Login, che permette agli utenti semplicemente di fare il log-in in un sito web o in un’applicazione utilizzando il proprio account di Facebook, invece di creare nuove credenziali. La gente lo usa perché è facile, eliminando la necessità di ricordare una serie di combinazioni di username e password unici. Quando la gente usa Facebook Login, però, invia allo sviluppatore dell’app una serie di informazioni dal loro profilo di Facebook – cose come nome, posizione, e-mail o lista amici.

Facebook CEO Mark Zuckerberg/

Ciò significa che, in virtù delle accettazione delle clausole i Facebook Login di singoli utente, gli sviluppatori potrebbero anche accedere ad alcuni dati riferibile ai loro amici anche se essi abbiano negato tale consenso. Nello specifico del caso di Cambridge Anal, ne 2015, un professore dell’Università di Cambridge di nome Dr. Aleksandr Kogan creò un app chiamata “thisisyourdigitallife” che utilizzava la funzione di login di Facebook.

The Times ha rilevato che i dati di Cambridge Analytica di

“circa 30 milioni di persone contenevano informazioni [fondamentali], compresi i luoghi di residenza, [gusti personali, abitudini di consumo, ecc,] che la società potrebbe rivendere agli utenti di altri record per creare profili psicoanalitici.

Tutto questa la raccolta dei dati, per altro, ha seguito regole e linee guida della società e, infatti, questo non era un segreto: è documentato nei termini di servizio di Facebook. Nessuno tuttavia (sostiene Facebook) aveva pensato alla possibilità di un utilizzo su così larga scala di questa modalità di acquisizione di dati. Il problema è sorto quando Kogan ha condiviso questi dati con Cambridge Analitica e Facebook sostiene che questo fosse contro i suoi termini di servizio. Secondo tali norme, infatti,

[gli sviluppatori non sono autorizzati a ] trasferire tutti i dati che si ricevono da noi (compresi anonimi, aggregati o dati derivati) a qualsiasi rete pubblicitaria, broker di dati o altre pubblicità o servizio di monetizzazione legati.”

Oggi Zuckerberg sostiene che il problema sia stato risolto, poiché termini di utilizzo e tecnologie sono state aggiornate e corrette. Ma siamo sicuri che l’etica possa essere demandata all’azione imprenditoriale o alla tecnologia?

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