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Consiglio dei diritti umani ed emancipazione: una battaglia senza tregua

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Consiglio dei diritti umani ed emancipazione: una battaglia senza tregua

Nel 2014 l’Italia ha sottoscritto la Carta del Summit sui diritti delle bambine relativa all’eliminazione delle MGF e dei matrimoni precoci e forzati, per ribadire, tra l’altro, l’importanza di istruzione, sostegno, misure sociali e servizi per contrastare tali fenomeni e l’urgenza di ridurre l’esposizione delle donne a violenze e abusi, consentendo loro una vita basata su libere scelte.

In ambito Onu, in particolare, l’approccio costruttivo ed equilibrato ai negoziati sulle Risoluzioni adottate dall’Assemblea Generale e dal Consiglio Diritti Umani sulle mutilazioni genitali femminili e sui matrimoni precoci e forzati.

L’Italia si è impegnata a livello internazionale nella lotta contro ogni forma di razzismo, xenofobia e intolleranza. I casi di discriminazione razziale continuano a essere segnalati in Europa e nel mondo, che rappresenta una seria minaccia per i diritti umani fondamentali di ogni individuo e libertà. Questi casi anche mettere a repentaglio la possibilità di una convivenza pacifica nelle società in cui essi si presentano e richiedono un grande sforzo da parte della comunità internazionale al fine di prevenire e combattere.

Come sostenuto dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, il 21 marzo 2019 in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali.

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale, l’Italia ribadisce il suo impegno internazionale, che è sostenuta dal suo fedele sostegno e la promozione della più ampia adesione possibile alla Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, che il nostro Paese ha ratificato nel 1976 la lotta contro ogni forma di discriminazione, compresa la discriminazione razziale, resta la chiave per l’azione internazionale in Italia sulla questione dei diritti umani, sia a livello multilaterale, come all’interno della ONU, UE, Consiglio d’Europa e dell’OSCE, e anche a livello bilaterale. E ‘anche una priorità nella candidatura d’Italia al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per 2019-2020.

Tale impegno è stato accompagnato da una erogazione di fondi pari a circa 25,4 milioni di euro nel periodo 2004-2018. Sin dal 2004 infatti l’Italia ha finanziato l’iniziativa UNICEF in materia, all’origine dell’azione multilaterale da cui è nata in seguito, nel 2008, la collaborazione tra UNICEF e UNFPA per il programma congiunto “Mutilazioni genitali femminili: accelerare il cambiamento”, rivolto soprattutto ad azioni da realizzare in 17 Paesi africani, di cui continuiamo orgogliosamente ad essere tra i principali donatori.

La lotta contro le mutilazioni genitali femminili rappresenta oggi una delle aree prioritarie per la Cooperazione Italiana, uno dei maggiori donatori impegnati nella lotta all’eradicazione di questo fenomeno.

“La lotta alle pratiche dannose, quali le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati, costituiscono temi a cui l’Italia attribuisce la massima priorità”

Come ha detto il vice ministro per lo sviluppo economico, Teresa Bellanova, intervenendo alla 62esima Conferenza Onu sulla condizione della donna.

Al fine di accelerare ed intensificare a livello globale la lotta per l’eradicazione di tutte queste pratiche estremamente dannose, sensibilizzando sia il settore pubblico che quello privato, è importante adottare un approccio omnicomprensivo e multidisciplinare che includa tutti gli attori coinvolti e tenga conto del legame intercorrente tra tali pratiche, disuguaglianza di genere e violenza sulle donne.

Sono necessarie politiche integrate che favoriscano l’attuazione degli impegni internazionali, con un metodo inclusivo volto a perseguire un cambiamento non solo a livello normativo, ma anche sul piano della necessaria sensibilizzazione del tessuto sociale.

Secondo Antonio Guterres, Segretario Generali dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, mentre ci sono stati progressi successivamente all’adozione della dichiarazione di 70 anni fa – per esempio, nella promozione dei diritti delle donne, dei bambini, delle popolazioni indigene e delle persone con disabilità – c’è ancora molta strada da fare per porre fine ad atteggiamenti discriminatori, ad azioni e pratiche fin troppo diffuse come una sibilante disuguaglianza di genere, un “allarmante aumento” della xenofobia, dell’intolleranza, ed un ritorno di partiti politici fortemente estremisti.

è giunto il momento tutte le nazioni e tutte le persone vivono fino alle parole della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo , che riconosce la dignità intrinseca e uguali e inalienabili diritti di tutti i membri della razza umana.

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