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Un cambiamento nella legge delle Nazioni Unite sui diritti umani potrebbe aiutare a ripulire l’ambiente

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Un cambiamento nella legge delle Nazioni Unite sui diritti umani potrebbe aiutare a ripulire l’ambiente

Una pressione crescente sta spingendo affinché le Nazioni Unite riconoscano un ambiente pulito come diritto umano universale, al fine di tutelare l’azione degli ambientalisti impegnati tenacemente nella salvaguardia del patrimonio comune. Ma cambiare trattati vecchi di decenni potrebbe essere una lotta ardua e una strada in salita.

All’ombra dei crimini contro l’umanità perpetrati durante la seconda guerra mondiale, nel 1948, su spinta e sostegno dalla ex first lady degli Stati Uniti Eleanor Roosevelt, le Nazioni Unite adottarono la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, come impegno dei paesi membri a proteggere i diritti dei propri cittadini tutelando le loro scelte di vita, di religione, di movimento e salute. La Dichiarazione, che da allora è diventata parte integrante del diritto internazionale consuetudinario, fu scritta ben prima della nascita del movimento ambientalista del 1970 e per questo ancora oggi non comprende nell’elenco delle sue tutele universali il diritto ad un ambiente pulito, anche se per molti oggi è sottinteso che questo sia essenziale per una buona qualità di vita.

In questi giorni un esperto delle Nazioni Unite sta cercando di cambiare questa situazione: John H. Knox, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani e l’ambiente, ha chiesto alle Nazioni Unite di riconoscere il diritto umano ad un ambiente pulito.

Come riportato da J. H. Knox al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra:

Non ci può più essere alcun dubbio sul fatto che i diritti umani e l’ambiente siano interdipendenti. Un ambiente sano è necessario per il pieno godimento di molti diritti umani, compresi i diritti alla vita, alla salute , al cibo, all’acqua ed allo sviluppo. Parimenti, l’esercizio di altre libertà, tra cui i diritti di informazione, di partecipazione e di intervento, sono di vitale importanza per la tutela dell’ambiente.

Knox ha presentato una relazione, intitolata “Principi quadro sui diritti umani e l’ambiente”, che contiene un esame esaustivo delle leggi nazionali e degli accordi internazionali esistenti. Il rapporto invita il Consiglio dei diritti umani, e l’ONU nel suo complesso, ad adottare strumenti globali per la salvaguardia del diritto umano di godere un ambiente pulito.

Il rapporto propone 14 principi quadro, tra i quali l’obbligo per gli Stati di garantire un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile, e ai governi di proteggere coloro che si battono per questo diritto.

Senza il riconoscimento internazionale, può essere infatti difficile per i cittadini presentare reclami quando vedono l’inquinamento crescere e danneggiarli.

Marocco, l'inquinamento di Jareff Assfar (DW / M.Salemi)

Parafrasando Victor Hugo, è impossibile resistere ad un’idea quando il suo tempo è giunto.

La maggior parte dei paesi membri delle Nazioni Unite, in qualche modo, già riconoscono questo diritto e alcuni, come la Bolivia, lo hanno anche già incluso nelle loro costituzioni. All’inizio di questo mese, 24 nazioni dell’America latina e dei Caraibi hanno firmato un patto di diritti ambientali riconoscendo il diritto ad un ambiente pulito. Ma Knox dice che non è abbastanza e che  l’assenza di una normativa equivalente a livello globale lascia una inaccettabile zona di incertezza giuridica. Ciò significa che non ci sono leggi internazionali per obbligare realmente i governi nazionali a rendere conto ai loro cittadini dell’operato in materia ambientale.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha posto in agenda queste osservazioni, fissando la discussione nella sua assemblea generale in autunno.

Nel 2010, le Nazioni Unite avevano già sancito il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari .

 

 

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