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ONU e Diritti Umani, l’ultimo sfogo dell’Alto Commissario Zeid Ra’ad Al Hussein

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

ONU e Diritti Umani, l’ultimo sfogo dell’Alto Commissario Zeid Ra’ad Al Hussein

Si aprono alle Nazioni Unite le celebrazioni del 70esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata adottata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, e suo primo articolo, principio fondante, è che

“tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Le Nazioni Unite sono fortemente impegnate in una campagna di celebrazione del testo, con l’idea che la sensibilizzazione a questo pilastro sia necessaria e urgente quanto lo era quando è stata abbozzata. Alla sessione di 4 settimane per festeggiare il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il 26 febbraio hanno preso la parola sia il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, che l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani,  Zeid Ra’ad Al Hussein e non si sono di certo morsi la lingua.

Secondo il Segretario Generale Guterres, che gli obiettivi dell’Agenda 2030 possono essere raggiunti solo attraverso la promozione di questi e del Diritto Internazionale Umanitario.

Ricordo a tutte le parti il loro assoluto obbligo, a proteggere i civili e le infrastrutture civili. E che, allo stesso modo, le azioni intraprese per combattere il terrorismo non possono soprassedere questo obbligo. Nel mondo odierno, è anche assicurando il primato dei diritti umani, che il conflitto può essere prevenuto… [ma] dobbiamo superare la falsa dicotomia tra diritti umani e sovranità nazionale. Questi vanno mano a mano. Non c’è contraddizione

Guterres ha avvisato che il mondo della Dichiarazione Universale non ha ancora trovato riscontro con i fatti, rimane la disuguaglianza di genere, rimane la xenofobia, rimane il razzismo e l’intolleranza, incluso l’anti-semitismo e l’odio contro i musulmani, rifugiati e gli immigrati.

Dopo di lui, ha preso la parola Zeid Ra’ad Al Hussein, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, e anche lui ha aperto il proprio discorso accogliendo favorevolmente il voto unanime del Consiglio di Sicurezza per il cessate il fuoco in Siria, Ma su Guterres aveva usato un tono diplomatico, Zeid Ra’ad Al Hussein è sembrato volersi sbarazzare dei toni mediatori imposti dal suo ruolo istituzionale. L’Alto Commissario uscente, nel suo ultimo discorso di fine mandato, ha attaccato duramente Russia, Cina e Stati Uniti per l’uso indiscriminato del veto.

 [Ancora] questa mattina, gli attacchi aerei sono continuati. Più volte il mio ufficio e io abbiamo portato all’attenzione della comunità internazionale le violazioni dei diritti umani, che dovrebbero servire come limite prima della azione preventiva. Invece, c’è sempre stata un’azione minima. E dato che questo è l’ultima volta che faccio un discorso alla sessione d’apertura come Alto Commissario, voglio essere brutale.

Insistendo su come la risoluzione in Siria avrebbe dovuto avere uno spirito diverso rispetto da tutte le altre, che hanno invece continuato a permettere sette anni di uccisioni di massa.

[Le responsabilità delle violazioni dei diritti umani da parte di chi uccide e mutila ricadono] sui cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Finché il veto verrà usato da questi per bloccare l’unità d’intenti, quando invece ce n’era più bisogno possibile e quando questa unità poteva ridurre l’estrema sofferenza di persone innocenti, beh fino a quel momento sono loro, i membri permanenti, che dovranno rispondere di queste vittime.

E, parlando dei diritti umani, Al Hussein aggiunge:

“Molti a New York vedono il pilastro di Ginevra – quello dell’UNHCHR – non abbastanza seriamente”. Mentre sull’Europa arriva l’attacco frontale che accende gli animi della mattinata: “Oggi, l’oppressione è di nuovo di moda; lo stato di sicurezza è tornato, e le libertà fondamentali vengono ritrattate in ogni regione del mondo. E anche la vergogna viene ritrattata. Xenofobi e razzisti stanno abbandonando ogni senso di pudore – come Viktor Orban che nel mese di febbraio ha detto ‘non vogliamo che il nostro colore… si mischi con altri’. Ma sanno che cosa succede alle minoranze nelle società in cui i leader cercano la purezza etnica, nazionale e razziale?

Nessuna pietà dunque, da parte sua, come aveva già mostrato durante tutto il suo mandato. Un mandato che lascia, così, con fierezza. Senza mai aver avuto peli sulla lingua – una qualità più unica che rara nel suo ruolo. E senza davvero aver ceduto alle minacce di chi minacciava l’integrità della sua voce.

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