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Con l’aumentare delle violenze in Mali, l’UNHCR definisce nuove linee guida per la protezione

Dalla parte di chi difende i diritti umani rischiando la vita per promuovere gli ideali di una società giusta e civile

Con l’aumentare delle violenze in Mali, l’UNHCR definisce nuove linee guida per la protezione

Alla luce del deterioramento della situazione umanitaria e di sicurezza l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, esorta gli Stati a garantire protezione alle persone in fuga dalle aree interessate dai conflitti in Mali.

Benché non tutti i cittadini del Mali abbiano necessità di ricevere protezione umanitaria, molte delle persone provenienti dalle regioni settentrionali (Timbuktu, Gao, Kidal, Taoudenni and Menaka) e centrali (Mopti), oltre che da alcune aree nel sud del paese (Koulikoro, Ségou and Sikasso) e al confine con Nigeria e Burkina Faso potrebbero avere bisogno di asilo.

Le violenze tra gruppi armati e gli scontri tra comunità continuano a interessare il nord del Mali, e si sono ora diffuse ad altre regioni. Alcuni gruppi armati affiliati con Coordination des mouvements de l’Azawad (CMA) e la Piattaforma, una vaga coalizione di milizie, non hanno rispettato l’accordo del 2015 sulla Pace e la Riconciliazione in Mali. Il conflitto ha inoltre subito un’escalation a causa dell’intervento di gruppi di estremisti islamici.

La perdurante situazione di insicurezza ha indebolito l’autorità delle istituzioni statali in alcune aree del paese, soprattutto nelle regioni centrali e settentrionali. Civili, politici, funzionari pubblici e forze di sicurezza sono presi di mira e uccisi. Dal 2013 sono circa 200 i membri delle forze di pace uccisi in quella che è diventata l’operazione di peacekeeping più letale al mondo. Anche le persone che collaborano con le forze armate nazionali o internazionali si trovano nel mirino dei gruppi armati.

Le popolazioni locali, soprattutto nelle regioni centrali del paese, riferiscono di diffuse violazioni dei diritti umani come esecuzioni sommarie, sparizioni, torture e arresti arbitrari. In un simile contesto, contrabbandieri e trafficanti possono operare in totale impunità.

La crisi ha avuto un effetto devastante e sproporzionato sui bambini, che vengono arruolati forzatamente dai gruppi armati, rapiti e uccisi. Oltre 285.000 bambini non hanno accesso all’istruzione a causa della chiusura delle scuole, soprattutto nella regione di Mopti. Le ragazze sono vittime di stupri e violenze sessuali.

L’accesso degli operatori umanitari è gravemente limitato, e ciò crea notevoli difficoltà nella fornitura di accesso a cure mediche, acqua e servizi igienico-sanitari. Siccità e desertificazione nel Sahel hanno inoltre aggravato la già scarsa disponibilità di cibo.

Si stima che siano 3.4 milioni i maliani che necessitano di assistenza umanitaria, e tra essi circa 2.9 milioni si trovano in aree interessate dai conflitti in corso. Intanto, dal 2013 circa 140.000 rifugiati maliani sono stati costretti a fuggire nei paesi vicini, soprattutto Burkina Faso, Mauritania e Niger.

In tale contesto, l’UNHCR esorta gli Stati a permettere alle persone in fuga dal conflitto in Mali di accedere al loro territorio e alle procedure di asilo. Le persone provenienti dalle regioni colpite dai conflitti in corso non devono esservi riportate, e le altre aree del paese non possono essere considerate alternative valide all’asilo fin quando non vi saranno miglioramenti significativi nella situazione di sicurezza, dello stato di diritto e della tutela dei diritti umani.

 

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